L’anarchia del vuoto

Spesso la società che ci circonda tenta di isolare ciò che non è utile ai fini del proprio sviluppo. Le principali vittime di questa discriminazione sono giovani e anziani, i quali non trovano vie valide per potersi esprimere, considerati gli “ultimi” e d’intralcio. Attraverso la giusta riproposizione di spazi idonei, questa società marginale potrebbe tornare ad essere parte attiva dello sviluppo sociale. Il problema si sposta così sul tavolo dell’architetto il quale deve progettare i luoghi del riscatto, dove giovani e anziani possano collaborare per cambiare la società.

L’area di progetto si colloca in una porzione della città di Mantova interessata da una doppia e interessante identità: da un lato il Conservatorio Lucio Campiani di Mantova, complesso architettonico medievale caratterizzato da una struttura a chiostro, dall’altro il tessuto novecentesco composto da elementi puntuali e dotati di un ‘identità estremamente differente e rarefatta. Il progetto si confronta con questa dualità attraverso la tematica del foro grazie allo studio del vuoto.

Riprendendo a modello la composizione architettonica del Conservatorio, i volumi vengono regolati dalla disposizione di 3 grandi vuoti che configurano l’impostazione del progetto, il quale così entra fortemente in dialettica con la preesistenza e, al contrario, in netto contrasto con il tessuto novecentesco con il quale, volutamente, non entra in relazione.

Inoltre, particolare attenzione è posta al mantenimento fisico dei segni preesistenti, composti dallo scheletro strutturale lasciato a vista, come memoria, di un edificio esistente attualmente adibito a magazzino, la cui sagoma viene riutilizzata per la definizione del sistema degli spazi aperti, dei percorsi e delle pavimentazioni.

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14.10.2019

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