Su Carlos Ferrater

Carlos Ferrater nasce nel 1944 a Barcellona e rappresenta una delle pietre miliari dell’architettura spagnola di fine ‘900. Si può considerare il precursore di un modo di fare architettura che si svincola dall’importanza del linguaggio per affrontare tematiche più profonde.
Queste possono essere classificate secondo due punti di vista: uno prettamente metodologico e l’altro, per così dire, storiografico. Il primo mette in evidenzia in maniera chiara la ricorrenza di alcune tematiche proprie della sua ricerca, il secondo le interrelaziona con la storia dell’architettura moderna e contemporanea.

Le sue opere sono infatti pervase da un unico filo conduttore pur avendo ciascuna la propria forte identità. E’ come se ogni suo progetto fosse un fiore identico a cui, di volta in volta, vengono strappati alcuni petali. I petali che rimangono sono l’essenza, le sottotematiche proprie di ogni progetto che risultano quindi le sole adatte alla specifica situazione. Ogni progetto quindi diviene un fiore unico, anche se generato dallo stesso seme.

L’intera opera di Ferrater è segnata da una trasversalità di alcune tematiche. Tutti i suoi progetti sono percorsi da una forte logica aggregativa (“edificio-sistema”) e da un estremo controllo geometrico delle forme, che si traducono sempre in volumi stereometrici, astratti, puri, netti e chiari.

Questa trasversalità va dalle opere residenziali ai grandi interventi pubblici, dalle opere di natura paesaggistica agli interventi puntuali sul tessuto. Ogni progetto racchiude più tematiche, senza poter definire un percorso di ricerca lineare, ma tuttavia costante e preciso.

1) La frammentazione e l'edificio-sistema

Un tema ricorrente in moltissime sue opere è quello della frammentazione e dell’aggregazione. Spesso i suoi edifici si configurano come la somma di volumi indipendenti, chiaramente leggibili attraverso l’uso di una geometria netta, astratta e precisa. Il programma funzionale, che si tratti di un edificio pubblico o privato, viene risolto in una serie di volumi apparentemente indipendenti, ma che poi messi in relazione generano quello che possiamo definire un edificio-sistema: una somma di parti indipendenti relazionate tramite lo spazio vuoto fra di loro.
E’ infatti il vuoto interstiziale che pone in tensione questi volumi che quindi, grazie alla loro geometria così netta e precisa, entrano in risonanza.
Si crea così una sorta di urbanità: l’edificio, soprattutto quando pubblico, mira a ricreare al suo interno le relazioni urbane del contesto in cui si inserisce.
In questo è evidente l’influenza di Coderch e dell’astrazione dei maestri italiani quali Terragni e Moretti.
Fra i numerosi esempi, ricordiamo il Centro di Ricerca a Castellon de la Plana dove si incontra anche la tematica della natura oggettuale, un preludio alla modificazione continua e una dimostrazione della logica del contrappunto; e la Casa a Ibiza, straordinaria abitazione in cui flessibilità, aggregazione, composizione lineare, paesaggio e spazi interstiziali si fondono in una miscela incredibile di bellezza e sublimazione.

Centro di ricerca tecnologica Impiva, Castellon de la Plana

Casa Unifamiliare a Ibiza

Casa Unifamiliare a Ibiza

Attorno alla frammentazione vengono poi declinati altri microtemi di volta in volta differenti.
Si fa riferimento per esempio alla tematica della porosità urbana e della modificazione continua.
In alcune sue opere, è evidente quella volontà tipica di chi ha grande sensibilità per la città di rafforzare la permeabilità dei tessuti implementando le relazioni urbane senza andare a discapito dell’identità stessa della città. Alcuni suoi edifici possono essere considerate delle vere e proprie micro-città.
Ne sono un esempio gli isolati residenziali di Barcellona, inseriti nella griglia urbana di Cerdà, che denotano la grande capacità interpretativa dell’architetto, in grado di sottostare alle regole urbane (quando ben definite) senza restarne sottomessi. Inoltre, anche il magistrale Palazzo dei Congressi di Barcellona risulta essere una micro-città, in cui lo spazio pubblico assume un importanza rilevante e dove le tematiche dell’astrazione, dell’edificio-sistema, della porosità urbana e del contrasto assumono forza e vigore.

Tre isolati residenziali a Barcellona

Palazzo dei Congressi della Catalogna, Barcellona

Inoltre, la logica aggregativa viene declinata talvolta per affrontare un altro tema estremamente attuale, ovvero quello della flessibilità. I suoi edifici-sistema non sono chiusi e definiti, ma aperti e mutevoli nel tempo: lasciano spazio alle eventuali modifiche future con aggiunte o riduzioni che rendono tutt’ oggi le sue opere al passo col nostro tempo.

2) La centralità del Vuoto

In moltissimi suoi progetti inoltre, è data grande importanza al vuoto come dispositivo spaziale cuore del complesso. E questo viene declinato in molteplici forme: una hall, una piazza, un soppalco, una doppia altezza, una fenditura ecc ma sempre di vuoto centrale si parla.
Da esso viene generato il sistema dei percorsi e soprattutto delle relazioni. Questo colloca l’architetto all’interno della vasta ricerca avviata dai grandi architetti contemporanei e suoi predecessori circa l’uso della sezione come strumento generativo dello spazio, sul contrasto fra la stereometria esterna e la deframmentazione interna dello spazio e sull’ uso zenitale della luce. Riguardo a quest’ultima tematica, la luce, vedremo come essa sarà il tema cardine per la generazioni di architetti spagnoli contemporanei, come Alberto Campo Baeza e Vasquez Consuegra, nati all’ ombra del grande Alejandro de la Sota.
Ne sono esempio evidente, tra gli altri, la Casa a Terragona con i suoi 3 volumi frammentati posti in relazione dalla corte centrale, e la casa studio a Girona, dove il tema viene adottato ad un riuso agricolo e il vuoto diviene nel contempo anche strumento di separazione e relazionale fra il Nuovo e l’Antico. O, ancora, nell’ edificio residenziale a Barcellona dove il vuoto assume ruolo di centralità a due scale differenti: alla scala micro-urbana grazie alla corte, e alla scala domestica grazie al soppalco, vero e proprio fulcro delle case.

Casa studio per J.M. Ferrater a Girona

Casa studio per J.M. Ferrater a Girona

Casa 2 per un fotografo a Terragona

Un’opera e un percorso in continua evoluzione che ci ricorda una cosa importante: ogni progetto può e deve essere reso unico non attraverso la sua forma, ma attraverso la comprensione del ruolo che l’edificio stesso deve assolvere, per la città e per gli uomini.

Arch. Nicola Piacentini

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