Su Manuel Cervantes

Tra gli architetti contemporanei che più di tutti stanno emergendo nel panorama internazionale vi è sicuramente il messicano Manuel Cervantes.
Nato in Messico nel 1977, avvia lo studio professionale MANUEL CERVANTES CESPEDES/CC ARQUITECTOS nel 2004.

Se dovessi definire in una parola l'architettura di Cervantes, direi che è un' "architettura musicale". Fatta di suoni (i volumi costruiti), pause (i vuoti) e ripetizioni (la struttura).

Tutti gli elementi sono sapientemente posti su uno stesso spartito con estrema eleganza ma raffinatissima modernità.
La sua è un'opera che non ammette un unica risposta: trae le sue radici dalle profonde tradizioni dei singoli luoghi ma si ibrida a concetti globalizzati che le portano alla soglia dei nostri tempi.
Potremmo sintetizzare la peotica di Manuel Cervantes in 3 processi: la ripetizione-struttura, l’articolazione dei vuoti, e lo sviluppo in sezione.

1. La ripetizione-struttura

La ripetizione è un elemento che connota fortemente la sua poetica. L'intenso lavoro con la tettonica rimanda agli esempi di Louis Kahn dove la struttura, mediante lo strumento della ripetizione, definisce interamente lo spazio architettonico. Emblematico il caso di Villa Avandaro, in cui il modulo strutturale non solo è manifesto ma determina una sorta di guscio, all’interno del quale si collocano tutti gli elementi della casa:
come in una composizione musicale la struttura definisce lo spartito all'interno del quale si collocano vuoti e pieni, come le note e le pause di un brano.

Villa Avandaro, fonte El Croquis 193

Villa Avandaro, fonte El Croquis 193

Villa Avandaro, fonte El Croquis 193

Ma il tema della struttura-ripetizione è presente in moltissime declinazioni, ma tutte con un preciso intento tettonico: far percepire la griglia regolatrice distinguendo precisamente la struttura di copertura (in questo senso, ci ricorda Sverre Fehn), la struttura e i tamponamenti, in un atteggiamento quasi classicheggiante che dimostra un’altra grandissima dote dell’architetto messicano: quella di riuscire ad astrarre elementi dalla memoria per riproporli in contesti differenti, dopo un processo di adattamento che li inserisce ed adatta al nuovo contesto.

Schema copertura-struttura-tamponamenti, fonte El Croquis 193

2. Il vuoto

Il vuoto assume nelle opere di Cervantes un ruolo chiaro e duplice.
Esso si declina in due sfaccettature: vuoto interstiziale e vuoto marginale. Talvolta, il vuoto viene utilizzato come strumento in grado di moltiplicare le occasioni di relazione fra gli utenti.
Ricordiamo a tal propostito il progetto per gli Uffici a Leon Guanajato, dove i volumi si compongono e vengono distanziati consentendo alle persone di incontrarsi, in pausa o durante il processo di avvicinamento al proprio ufficio.
Lo stesso, possiamo dire per le sue ville residenziali (ad es nella Casa en Valle Santana), dove spesso i corridoi e gli spazi fra le singole stanze sono dimensionalmente studiati per ricreare una sorta di complessità urbana fatta di sguardi, scorci e incontri.

Uffici a Leon Guanajato, fonte El Croquis 193

Villa en Valle Santana, fonte El Croquis 193

Ma, quando posti ai limiti, divengono il dispositivo per mediare la relazione fra la scala del paesaggio e quella della domesticità.
Ricordiamo a tal proposito per esempio la Casa in Amatepec, dove i fronti dell’abitazione subiscono continui arretramenti generando spazi verdi che garantiscono la transizione dalla città alla casa.

Casa en Amatepec, fonte El Croquis 193

E’ evidente il riferimento all'opera di Wright e del connazionale Barragan, il cui influsso è certamente percepibile anche nelle modalità con cui Cervantes articola gli spazi: come in un film, anche nelle sue case i percorsi e le stanze sono coreograficamente poste in sequenza per definire intense clip emozionali.
E' ricorrente, in tal senso, la tematica della composizione lineare, ovvero l'esplosione dei volumi funzionali della casa in singoli blocchi poi distribuiti lungo il percorso.

3. Topografia e sezione

L'elemento forse più straordinario della sua architettura è l'intenso lavoro in sezione e, in generale con la topografia. Moltissimi dei suoi progetti, sono perfettamente leggibili attraverso la sezione. Operazioni mai invasive, ne prepotenti ma attentamente studiate per definire il sottile equilibro fra paesaggio e artefatto, spesso trovato.
A tal proposito, ricordiamo l'esemplare caso del Progetto Equestre a Valle de Bravo, dove l’architettura viene plasmata assieme alla natura, senza sovrapposizione ma con raffinati accostamenti in cui non è più percepibile un paesaggio senza l’architettura, o l’architettura senza il suo paesaggio. Tutto si fonde, diventa un unicum.

Projecto Equestre, fonte El Croquis 193

I luoghi vengono infatti preliminarmente e attentamente studiati e la sezione diviene strumento cuore e di partenza di ogni operazione progettuale. Ricordiamo, fra i numerosi esempi, quello delle Ville Ventanas in cui i blocchi residenziali si adagiano alle balze della scogliera, piuttosto che il Padiglione El Mirador.

Villa Ventanas, fonte El Croquis 193

Villa Ventanas, sezione tratta da El Croquis 193

El Mirador, fonte El Croquis 193

Casa en Amatepec, sezione tratta da El Croquis 193

L'architetto messicano non lavora con standard o stili predefiniti, ma si adatta di volta in volta alle circostanze tenendo fede a queste concezioni di base, che subiscono un processo continuo di rinnovamento. Il progetto viene visto costantemente come occasione di crescita.
La sua grande capacità di adattamento, che deriva da una concezione universale ma non univoca del fare architettura, si rispecchia nella varietà delle commesse, che vanno dalla grande opera pubblica alla casa rurale prototipo.

Un’opera illuminante di uno delle figure viventi più interessanti del panorama architettonico mondiale, da cui attingere umilmente metodologie e intelligenza.

Arch. Nicola Piacentini

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